Molo Audace, Trieste


Courtesy foto Bruno & Corinne

Dal Molo Audace, già Molo San Carlo ma così rinominato in omaggio alla prima nave italiana giunta nel 1918 alla fine della prima guerra mondiale quando la città divenne italiana, si gode di uno sguardo unico su Trieste abbracciando dal mare quella terra che proprio grazie ai traffici marittimi e al commercio è diventata il cuore dell’Europa.

Un luogo in cui si ha avverte il legame e la tranquillità del Mare, dell’orizzonte e dell’ondeggiare dei flutti, soprattutto nelle giornate in cui soffia la Bora, ma anche quando c’è vento di Scirocco in cui le onde si infrangono sul Molo.

E qualora vi fosse il dubbio di quale vento soffia troverete sulla punta del molo Audace la Rosa dei Venti pronta a rispondere alle vostre domande, come raccontano anche Ami Scabar e Veit Heinichen nel loro libro Trieste. La città dei venti


Trieste è la città dei venti. All’estremità del Molo Audace, da cui si gode una splendida vista sulla città, c’è una bitta con una rosa dei venti: maestrale, scirocco, libeccio, grecale e, in caratteri più grandi degli altri, la bora, che tutto domina

Si spinsero fino in fondo al Molo Audace dove una lastra d’ottone indicava i nomi e le direzioni dei venti che turbinavano sulla città: scirocco, libeccio, grecale, bora. Nessun vigile si prendeva la briga di venire così lontano. Era il paradiso dei cani, e i pedoni dovevano stare attenti a dove mettevano i piedi. Clouseau correva di buon umore qua e là sulle grandi pietre della pavimentazione, alzando di continuo la gamba. Laurenti si sedette su una delle pesanti bitte a cui, un tempo, venivano fissate le navi e si mise a fissare la nebbia

Mia era andata sul Molo Audace e si era seduta a godersi il tramonto su una della scalette che scendono in acqua. Un vecchio con un cane nero le aveva rivolto parola e si era messo a esaltare le bellezze del paesaggio intorno a Trieste. Il mare e il Carso, le forze della natura che governavano la città


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