La calma del più forte


Titolo Originale
Tod Die Ruhe des Stärkeren

Data di uscita
2009 Paul Zsolnay Verlag, Wien

Traduzione italiana
Silvia Montis

Casa editrice
e/o, Roma

Pubblicazione
Novembre 2009

Premio Azzeccagarbugli 2010 – Miglior romanzo straniero

 

Traduzioni
Greco (Η ηρεμία του ισχυρότερου, 2009), Sloveno (Spokoj močnejšega, 2010 Meander), Spagnolo (La calma del más fuerte, 2010 Siruela) Francese (La raison du plus fort, 2012 Seuil), Ceco (Klid mocných, 2012 Detektivní román host)


Una tersa mattina di dicembre, durante una gita in bicicletta sul Carso, l’ispettrice di polizia Pina Cardareto viene aggredita da un cane da combattimento, che scompare improvvisamente nel nulla. Qualche giorno dopo, il commissario Proteo Laurenti, di ritorno a Trieste da una conferenza sulla sicurezza per l’ingresso della Slovenia nell’area Schengen, si ritrova involontariamente sulla scena di un delitto: a pochi metri da lui, Marzio Manfredi, un imbalsamatore di animali triestino che vive accampato come un barbone in un rifugio di fortuna sul Carso, viene ritrovato morto, strangolato da un cappio di metallo. I due eventi, apparentemente non collegati l’uno con l’altro, sembrano però condurre su una pista comune. Tutto ruota infatti attorno alla figura di Goran Newman, noto come «Duke», misterioso uomo d’affari che opera nel campo della speculazione finanziaria con enormi traffici di denaro di dubbia provenienza: l’imprenditore sembra essere il bersaglio di un attentato organizzato dal gruppo irredentista «Istria liberta, Dalmazia nostra», che vede coinvolto anche il defunto Manfredi e altri soci implicati in giri poco puliti – tra cui l’organizzazione di incontri clandestini tra cani da combattimento. A complicare ulteriormente la situazione, mentre la squadra di Laurenti indaga, il braccio destro del commissario, Pina, intreccia una relazione sentimentale con Sedem, il figlio di Duke, un ragazzo costretto su una sedia a rotelle, accorso in aiuto dell’ispettrice durante l’incidente sul Carso…

In un romanzo di scottante attualità, Veit Heinichen spalanca i retroscena della crisi economica mondiale in corso, addentrandosi nei labirinti della mafia dell’alta finanza, tra politici corrotti, affaristi senza scrupoli, speculazione edilizia, bolle finanziarie e mutui Subprime. E sullo sfondo di un’Europa alla vigilia di radicali trasformazioni politiche, in cui Trieste diventa un necessario punto d’incontro tra Est e Ovest, trascina il lettore nella discesa agli inferi di un testimone d’eccezione: il cane Argo, vittima emblematica di un’umanità ossessionata dal dio denaro e capace di trasformare perfino il suo amico più fedele in uno strumento di morte.


"Nessun muro ha mai fermato i criminali. Nessun confine ha saputo fare argine al traffico di stupefacenti, al riciclo di armi, al frullare del denaro sporco. E neanche il nuovo ordine europeo, neanche il sogno di poter vivere in un mondo migliore abbattendo le vecchie frontiere, sembra essere in grado di fare piazza pulita di piccole e grandi mafie.
E allora non resta che mettere da parte le illusioni e raccontare questo nuovo mondo senza peli sulla lingua. Come fa Veit Heinichen"
Alessandro Mezzena Lona - Il piccolo
"E' un vero peccato non poter dire che Veit Heinichen è uno dei migliori giallisti italiani. Semplicemente perché, nonostante Herr Heinichen viva ormai da moltissimi anni a Trieste, nonostante che i suoi libri siano tutti ambientati in questa città, che abbiano a che fare con gli svariati crimini della società italiana e che i personaggi siano italiani, resta il fatto che Heinichen è tedesco.
La piacevolezza dei romanzi di Veit Heinichen deriva dall'equilibrio tra tensione e placidità e tra pubblico e privato, il tutto insaporito dal colore locale di ricette e vini e illuminato dal colore dell'aria della città che una volta era il porto asburgico sull'Adriatico.
Le trame di Veit Heinichen traggono sempre spunto da avvenimenti veri - scandali, fatti di cronaca, traffici illeciti di ogni tipo - ed è come se lo scrittore ci costringesse a prendere atto che i crimini di cui parla si svolgono sotto i nostri occhi, ingenui, incuranti, benpensanti"
Marilia Piccone - Stradanove
"Veit Heinichen è il Fellini del romanzo giallo, ma anche il suo Jamie Oliver"
Walter Grünzweig - Der Standard

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