I morti del Carso


Titolo Originale
Die Toten vom Karst

Data di uscita
2002 Paul Zsolnay Verlag, Wien

Traduzione italiana
Anita Raja 

Casa editrice
e/o, Roma

Pubblicazione
Novembre 2003

Traduzioni
Olandese (Vetes, 2004, De Geus), Francese (Le morts du Karst, 2007 Seuil), Spagnolo (Los muertos del Carso, 2008 Siruela), Sloveno (Mrtveci s Krasa, 2010 Meander)

 


Dalla sera precedente la bora scura turbinava sulla città trascinando con sé tutto ciò che non era fissato saldamente. Le imposte sbatacchiavano e si sentiva continuamente lo schianto di vasi di fiori e altri oggetti che cadevano sulla strada o sulle automobili fittamente parcheggiate

La gente di confine a volte è strana. Più il confine è vicino, più traccia confini. A un'ora di distanza non ci si pensa più neanche un po'. Ma qui abbiamo tanta storia non digerita, può essere necessario ancora molto tempo

Triestini puri non ce ne sono. Tutti immigrati. Da ogni parte. Io appunto dal sud, dall'Italia, come certi dicono ancora oggi. E' stata mai nei nostri cimiteri? Accanto a quello cattolico ce ne sono altri sei: British Cemetery, greco-ortodosso, serbo-ortodosso, ebraico, protestante e perfino i mussulmani sono rappresentati. Io non mi vergogno neanche un pò di definirmi triestino.


I morti del Carso comincia in una domenica di bora scura che viene illuminata da una forte esplosione a Contovello, il paese sul ciglione carsico alle spalle di Trieste : un commerciante è stato ucciso insieme a tutta la sua famiglia. Questa sarà solo la punta dell’iceberg dei grattacapi che il Commissario Laurenti dovrà affrontare avventurandosi in odi mai sopiti e storie di mare non proprio “legali”.

Dopo la Marsiglia di Jean-Claude Izzo, la Barcellona di Andreu Martin e Manuel Vasquez Montalban, è la volta di un altro affascinante porto del Mediterraneo, di diventare scena di intrighi e avventure poliziesche di un nuovo maestro del noir: Trieste. Trieste si presta per la sua ricca storia e per il suo presente di luogo di traffici e migrazioni a diventare oggetto dell’immaginazione di uno scrittore di gialli. Da una parte la trama di questo noir affonda le radici nella tragica esperienza della seconda guerra mondiale, con la drammatica vicenda delle foibe che ancora oggi non ha placato ferite e polemiche. D’altra parte, l’intreccio del romanzo si estende per le numerose vie dei tanti traffici odierni, legali e illegali, che si sviluppano attorno a Trieste. La città giuliana è infatti crocevia tra Est e Ovest, alle porte di quel mondo dell’Europa orientale disintegratosi con la caduta del muro e in particolare di quel paese, l’ex Jugoslavia, da poco uscita da una feroce guerra interetnica. Ma oltre l’Europa dell’est è l’Oriente che preme alle porte di Trieste con i suoi uomini, le sue merci proibite, le sue organizzazioni criminali. In questo pericoloso e affascinante contesto, di cui giugne in superficie solo ogni tanto qualche punta dell’iceberg attraverso la cronaca nera, si svolgono le indagini del personaggio inventato da Veit Heinichen: il commisario Proteo Laurenti, salernitano trapiantato a Trieste e perennemente diviso tra pericolose inchieste e problemi di una invadente famiglia meridionale.

Finalista del premio Franco Fedeli 2003 al Giallo di Bologna come miglior romanzo giallo dell’anno


"E' la storia dell'oggi saldamente ancorata a Trieste, ma capace di andare oltre la sua apparenza letargica"
Paolo Rumiz - La repubblica
"Senza banalizzazione, con un avvincente plot, Heinichen scrive un romanzo insolito e divertente, narrando, lui straniero, un angolo d'Italia travolto dalla storia"
Lara Crinò - D/ La Repubblica
"Un polar qui renouvelle le genre et ouvre sur d'autres cultures"
Lire
"Il successo è merito dell'autore, che ha scritto una trama avvincente di delitti le cui ragioni affondano nella storia della Seconda Guerra Mondiale: il dramma dei morti ammazzati nelle foibe, spiriti di vendetta mai sopiti, vecchi e nuovi traffici illegali al confine tra l'Italia e quella che una volta era la Jugoslavia"
Diego Zandel - La Gazzetta del Mezzogiorno
"Ha colto tutti quegli aspetti che fanno di Trieste una città atipica [...] Forse Heinichen vuole comunicarci che spesso la realtà è proprio quella che si vede e non bisogna cercare dietro le quinte, né nella storia né nella fiction"
Alessandro Marzo Magno - Il diario
"Veit Heinichen ha tutti i requisiti per essere considerato uno scrittore triestino, forse più di chi è nato e cresciuto nella città e ne condivide quindi meno l’anima plurima e randagia"
Claudio Magris - Il nostro Tempo,
"Senza parere, Heinichen spiega una pagina oscura della storia europea, anche a noi italiani [...] I suoi amici triestini non si offenderebbero, e gli appassionati di Camilleri non sarebbero affatto delusi"
Roberto Giardina - La nazione

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